Il booktrailer de "La Cambusa" sarà presente a Catania il 25, il 26 e il 27 settembre nell'ambito del TRAILER FILM FESTIVAL Un invito a tutti i nostri (tantissimi) amici siciliani a continuare a diffondere "la storia d'amore e tutte le sue malattie". BEDDA GENTE CONTINUATE COSI'! Vi ricordate il nostro booktrailer (curato da "Mastro" Grenar) no?
Fabio e Tommy sono nel cast autorale del format "Artù" condotto da Gene Gnocchi e Elisabetta Canalis; il programma andrà in onda dal 18 settembre su Raidue (ore 23.15 circa). Non perdetelo!
L'autrice di "Se si può dimenticare quest'estate" si chiama Isa Misurelli. Una penna tutt'altro che amatoriale in cerca di cuori e menti per un progetto teatrale tutto suo; attori, registi, produttori... contattatela qui . Isa, un'autrice in cerca di personaggi. SE SI PUO DIMENTICARE QUEST’ESTATE
Opera in II atti
di
ISABELLA MISURELLI
PERSONAGGI:
GLORIA
ZELDA antenata di Gloria
MATILDE antenata di Gloria
ADELE antenata di Gloria
SISTO antenato di Gloria
ETTORE nonno di Gloria
In un tempo ed in un luogo indefinito.
ATTO I
La scena ci propone l’immagine di un tipico negozietto di liquori e conserve. Dietro i vetri dei barattoli e delle conserve colori delicati o intensi si mostrano come uniche macchie vivaci tra il legno della mobilia laccato di bianco ed il pavimento candido. Al centro della parete in fondo, l’entrata comune (una porta a vetri coperta fino ad altezza d’uomo da tendine sottili e velate) affiancata a destra da una poltrona protetta sotto un panno chiaro. A sinistra del palco è collocato, per il verso della lunghezza, un tavolo rettangolare attorniato da quattro sedie: una è al capo sinistro della tavola, mentre le altre si affiancano su uno dei lati più lunghi, fronteggiando il pubblico. Le pareti dietro il tavolo ospitano scaffalature occupate dalla merce, ugualmente a quelle dietro il bancone, disposto nell’angolo in fondo a destra.
E’ proprio oltre questo bancone che vediamo Gloria, commessa del negozio, intenta a travasare in alcune bottiglie, disposte davanti a sé, un liquore rosso vivo. Non si direbbero movimenti meccanici di ripetitiva quotidianità, ma piuttosto un esperimento, vista la concentrazione che le corruga la fronte e le fa sporgere le labbra in un broncio delizioso. La ragazza, perfettamente a suo agio in un abbigliamento maschile (una semplice camicia e pantaloni tenuti su delle bretelle), avrà qualche anno meno dei trenta, anche se la sua è una strana combinazione tra un’espressività da adolescente e la gestualità calma e placida da donna anziana. La si definirebbe una bellezza non comune, ma cordiale, con quella nuvola si capelli ondulati, lunghi fino al collo, occhi lucenti e distratti e guance sode e compatte dal colorito sano.
E’ talmente coinvolta dal suo lavoro che non si accorge della giovane donna (all’incirca della sua età) appena entrata. A passi silenti e con un procedere morbido, quasi sotto i suoi piedi si stendesse soffice ovatta, guadagna, con un portamento elegante, il centro del palco, ponendo le mani una sull’altra davanti a sé. Capelli ondulati scendono lunghissimi sulla sua schiena; un abito austero, a collo alto, bianco, semplicissimo ma divino, scivola delicatamente sulle curve del suo corpo proporzionato. Lei è Zelda, antenata di Gloria. La ragazza sta esaminando il contenuto di una delle bottiglie, tenendola alzata in controluce con entrambe le mani, quando riesce ad intercettare con la coda dell’occhio la sagoma della visitatrice .Le sopracciglia sollevate mettono in risalto i cerchi perfetti di occhi attoniti. Ingoia a fatica, avendo la gola stretta dalla sorpresa. Lentamente, come in un rallenty, posa la bottiglia sul piano del mobile, continuando a sorvegliare chi le sta di fronte. Esce da dietro il bancone, ma senza allontanarsi. Gloria squadra ammirata la donna e, allo stesso tempo, è incredula verso questo suo interesse catalizzato dalla sconosciuta, che continua a tacere e a star ferma, con lo sguardo puntato dritto davanti a sé, avvolta da estrema sicurezza, quasi arroganza.
GLORIA [con voce sommessa, come tra sé]
Ero sicura…avevo chiuso la porta a chiave…[direziona lo sguardo verso la porta , per poi riportarlo subito sulla donna] almeno così credevo.
Zelda volge prima il capo verso Gloria, accennando un sorriso, poi gira nella stessa direzione il resto del corpo. I suoi occhi si fanno ad un tratto languidi, addolciti, pur restando incastonati in una figura dalla postura decorosa.
GLORIA [titubante]
Oggi è giorno di chiusura…comunque se le serve qualcosa con urgenza…
Zelda fa planare il suo sguardo sulle bottiglie rimaste sul bancone.
ZELDA [con un tono caldo della voce]
Vermiglio, il colore che preferisco.
Gloria percorre la traiettoria segnata dagli occhi della donna e comprende a cosa allude.
GLORIA [sorridendo, compiaciuta dall’attenzione conquistata dalle sue bottiglie]
Oh no, quelle bottiglie non sono in vendita. E’ un mio esperimento…[ritorna a guardare la sua interlocutrice] ne approfitto quando la proprietaria mi lascia sola in negozio per azzardare delle invenzioni… (ironizzando) cosa assolutamente vietata ad una commessa!
Si rabbuia pochi attimi, con le mani in tasca e lo sguardo basso, ma subito riprende a parlare speditamente con entusiasmo.
GLORIA
E’ un estratto di bacche rosse cresciute su cespugli selvatici in campagna. Sono frutti dolcissimi e profumati, un profumo tenue quasi di…di rosa…
Si blocca immediatamente. E’ sconcertata, non riesce a giustificarsi la facilità e la naturalezza con cui riesce a confidarsi con quella persona.
Le due donne continuano a studiarsi. Si percepisce una certa strana soggezione da parte di Gloria nei confronti di quella visitatrice: è contraddistinta da una consapevolezza, una calma, certamente frutto di dure esperienze, che l’hanno maturata in fretta.
ZELDA [comprensiva]
Continui a fissarmi.
Gloria è toccata da un certo imbarazzo che non frena però la sua curiosità.
GLORIA
Con quell’abito, capelli così lunghi…mi viene da pensare…che qualche epoca passata ti abbia dimenticata senza portarti via con sé.
Zelda si gira ancora verso la platea. Prende, col gesto cauto di una mano, i suoi capelli e li sistema da un lato, facendoli scendere sul petto.
ZELDA [fissando i suoi capelli e lisciandoli con la mano]
Assomigliano ai tuoi, non trovi? Anche se li hai tagliati…[ammonendola] quasi fossero un fastidio!
GLORIA [schietta, rispondendo senza riflettere]
Ma non lo senti il caldo? [Si scompiglia i capelli con un gesto sbarazzino] Si soffoca. [accenna un mezzo sorriso]
Sta per tornare dietro il bancone, quando un’idea la fulmina e la blocca. Punta Zelda sospettosa.
GLORIA
Come fai…come fai a sapere…
Zelda vorrebbe addolcirla con un ennesimo affascinante sorriso, però questa volta si scontra con la durezza di Gloria , che la fronteggia impettita, pronta all’attacco.
GLORIA [diffidente]
Non è una bottiglia di liquore che ti interessa. [diretta, brusca] Chi sei, cosa vuoi?
Zelda resta imperturbabile nella sua posizione. Appare eterea come una statua di marmo, bloccata in un’assenza di espressione, con lo sguardo perso nell’infinito.
ZELDA [cauta]
Dovrei spiegare…ma come? E’ accaduto, come accade la vita e la morte…e non trovi motivazione.
La tronfia manifestazione di coraggio di Gloria si sgretola in timore e brividi sulla pelle.
GLORIA [prima titubante, poi tuonando per l’apprensione]
E che significa,…che significa!
BREVE PAUSA
Zelda incrocia le mani davanti a sé, chinando il capo per poi rialzarlo lentamente.
ZELDA [algida e austera, con lo sguardo ancora rivolto verso il pubblico]
Sono la madre della madre…
GLORIA [Ad occhi sgranati, ponendosi una mano sulla bocca e lanciando uno strillo soffocato simile ad un singulto]
Ih!
ZELDA[docile e malinconica]
Sono Zelda.
GLORIA[ripetendo la secca esclamazione]
Ih!
Toglie lentamente la mano dalla bocca e continua a parlare come un automa.
GLORIA
Millenovecento, millenovecentoventisei.
Con gli occhi sbarrati indietreggia, trincerandosi dietro il bancone.
Senza scomporsi, né abbandonando il suo portamento elegante, Zelda si avvicina alla sedia accanto a quella disposta a capo della tavola e si accomoda garbatamente con le mani allungate sulle gambe.
ZELDA [dolente, ma rassegnata]
Sì, ho smesso di vivere quando avevo più o meno la tua età.
Ora la donna mostra un’espressione rassicurante e pacifica a Gloria, ormai pallida in volto, sconvolta, con gli occhi fissi su di lei, senza riuscire a capacitarsi.
ZELDA
Non devi aver paura, in fondo sei…una privilegiata. [Il tono si fa persuasivo] Avrai la fortuna di parlare con le persone che porti dentro e che hanno portato parte di te in loro.
Gloria punta i gomiti sul bancone e si infila le dita tra i capelli.
GLORIA[con il capo chino]
Credevo di essere solo strana, di avere idee tutte mie, invece devo rassegnarmi…sono pazza, ho anche le visioni. Sono condannata a vivere in un mondo solitario che solo io conosco e vedo.
ZELDA
Non sono una visione.
GLORIA[alzando il capo e mortificando Zelda con uno sguardo penoso]
E perchè vedo qualcosa che non esiste allora?!
ZELDA
Io esisto, dopo tanti anni continuo ad essere …in te.
E’ un meccanismo semplice, però…fa rabbrividire se ci pensi, mi rendo conto. Arrivano domande troppo grandi per la nostra mente fantasiosa, ma limitata. [Breve Pausa]E’ tanto più facile maledire il vicino di casa, organizzare il pranzo per la festa, partire per poi ritornare a casa,…piuttosto che chiederci cosa esiste al di fuori, dietro l’ultima stella che riusciamo a vedere o…alle parti di noi venute da lontano e appartenute a persone sconosciute. Chissà, avranno attraversato i continenti, forse partendo dalla stessa madre e dallo stesso padre, e continuano a tornare da secoli e secoli in individui diversi ogni volta.
Gloria si avvicina al tavolo quasi involontariamente, attirata da quella voce chiara e ammaliatrice, sospinta da una forza sconosciuta. Adesso è vicina a Zelda. Tende lentamente la sua mano in avanti e sta per posarla sulla mano , appoggiata sul tavolo, della sua antenata, che è disattenta e persa in altri pensieri.
ZELDA [ritirando la mano immediatamente, allarmata]
No!
Gloria spaventatissima ritrae subito la mano, poggiandola sul suo petto e coprendola con l’altra mano.
ZELDA[turbata]
Non puoi toccarmi!
GLORIA [desolata]
Scusami, scusami.
Zelda ritorna con le mani incrociate sulle gambe e lo sguardo basso, bellissima e malinconica come una madonna.
ZELDA [materna, riappropriatasi della sua calma]
Siedi vicino a me e raccontami.
Gloria si siede al capo della tavola meno timorosa e preoccupata, sentendo aumentare gradatamente la smania di sapere, di capire.
ZELDA
Tu sai, tu senti…
GLORIA [prontamente]
Più voci e mille pensieri.
Zelda annuisce consapevole.
ZELDA
Ogni tua caratteristica appartiene ad un tuo antenato, …così come ogni tratto, ogni sua qualità provengono da altri nati prima di lui.
GLORIA
Sì, ognuno sa, anche se non ci bada poi tanto, di essere un mosaico casuale, un costume di arlecchino…
ZELDA
Fuori e dentro Gloria, fuori e dentro.
GLORIA
Sarà…E allora? Questo non è il punto. Perché, perché dovevamo incontrarci? La mia confusione sarà insostenibile quando te ne andrai, lo capisci?![quasi piagnucolando]Te ne rendi conto?
Zelda non sembra dare importanza ai deliri di Gloria e, come se non avesse nemmeno ascoltato le sue parole, continua nel suo discorso, concentrata su un’idea che la possiede totalmente.
ZELDA
Ho una bambina…[si ferma ad analizzare le parole pronunciate, poi riprende a parlare amaramente] avevo, avevo una figlia. Alla tua età ero madre. Mi sono sentita terra, terra sotto l’albero.
Gira il corpo in direzione di Gloria, per starle proprio di fronte.
ZELDA
Lo vedi quest’abito bianco? Lo indossavo il giorno del mio matrimonio…
GLORIA [tappandosi le orecchie con i palmi delle mani]
L’ho già ascoltata questa storia! [si alza di scatto dalla sedia] Lo so, lo so, te lo sei portato dietro fino…fino…
Stacca le mani dalle orecchie con un moto di stizza e raggiunge con un guizzo la donna alle spalle. Adesso si volta verso di lei agitatissima.
GLORIA
Ma chi ha avuto un’idea talmente orribile?! Chi? Chi ha scelto per te quell’ultimo giorno!
Si sposta verso il centro del palco a passi svelti e scattanti come in una marcia, restando pensierosa e stravolta.
GLORIA [porgendo le spalle a Zelda]
Se proprio vuoi saperlo…[cercando di trattenere il fervore] il velo bianco, quello che scende sui visi delle spose, …mi mette addosso un’ansia, mi manca il respiro, sento brividi dappertutto capaci di sollevarmi la pelle per quanto sono violenti, e la colpa penso sia solo…[si Gira verso Zelda, puntandole l’indice contro] tua!
DONATELLA e SAMANTHA sono due giovani scrittrici pugliesi, hanno scritto a quattro mani il romanzo "Velvet" (in cerca di editore) di cui presentiamo IN ANTEPRIMA la prefazione. Ve le consigliamo perchè: 1) sono due persone curiose, sincere, piene di grinta e entusiasmo 2) perchè sono due fedelissime "cambusate". Chiunque sia interessata al libro di DONATELLA VESCIA e SAMANTHA MAFFEI può contattarle. BUONA LETTURA E BUONA CAMBUSA a 2 penne a noi vicine. Fabio e TommyVelvet
Fra le mie dita tenevo un gioiello
Quando mi addormentai.
La giornata era calda, era tedioso il vento
E dissi "Durerà".
Sgridai al risveglio le dita inconsapevoli
La gemma era sparita.
Ora solo un ricordo di ametista
A me rimane.
Emily Dickinson
Prefazione
Stavo andando verso il luogo che conoscevo bene, da ormai molto tempo.
Non volevo ferirli. Specialmente non volevo ferire lui. Ma non mi sarei mai più potuta guardare allo specchio sapendo che l’unico modo di salvare la persona più importante della loro vita era io, e che proprio io mi ero tirata indietro. Per paura.
Finalmente arrivai. Ero lì, inerme, costretta in una decisione che non avevo preso io, ma che ero stata costretta a scegliere. Dalla mia coscienza penso.
La mia mente vagava, confusa, tra mille pensieri, ripercorrendo gli avvenimenti degli ultimi mesi. Cosa era successo? Perché era cambiato tutto? Sarebbe tornato mai come prima? Oppure dopo questa decisione, quel passato, quel legame sarebbero stati solo un ricordo? Un ulteriore scherzo del destino che scombinava la mia realtà.
Avevo troppi dubbi in testa. Troppe domande a cui, purtroppo, non sapevo dare una risposta, a cui non volevo dare risposta.
Ma non c’era più tempo. I giochi stavano per concludersi. Dovevo solo avere coraggio. Coraggio di tirarmi fuori da questa situazione e fare ciò che loro mi avrebbero impedito.
All’improvviso un rumore mi fece trasalire. Era arrivato. Stavo per finire in gabbia, per l’eternità.




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